Elioterapia che tutti i mali si porta via ☀️

Non avevo nulla da perdere, credevo, perchè non ho mai dato valore a ciò che avevo.

Ora che sono sul precipizio e tutto ciò che sono, si sta sgretolando poco a poco, ho iniziato a dare valore alle tantissime (ho scoperto che ne sono tantissime!) cose che mi appartengono e che iniziano a franare, a sbriciolarsi, come fossero piccolissime molliche di pane.

Da non vederle affatto o vederle e non considerarle, ora finalmente le vedo (eccome se le vedo) e inizio a darne valore, a chi zero e a chi uno; ancora troppo poco.

Spero di non perderle del tutto, prima di dare loro valore Infinito e amarmi sul serio, come se fossi qualcun altro, che invece so amare davvero.

Voglio sapermi vedere, sentirmi, darmi valore infinito, dare valore infinito a me per quello che ho, per ciò che sono, anche per quello che non ho e che non sono.

Guardare il mare e non avere più pensieri tristi che sanno di solitudine e roba vecchia, di muffa, di infanzia triste e mancanza di affetto.

Guardare il mare e sentirsi emozionati: spettatore non pagante di uno spettacolo straordinario e unico, irripetibile, nella sua apparente immutata presenza. Spettacolo appagante dal valore Infinito, per un pubblico sin troppo annoiato, presuntuoso, arrogante, vuoto e iracondo ma, nonostante questo, dal valore altrettanto Infinito.

Iniziare il processo che preveda amore, stupore e riempimento dei serbatoi rimasti da troppo tempo vuoti…

Primo passo: avviare il processo di elioterapia, che ci sia calore e Luce ogni giorno, dentro e fuori di me.

Buongiorno 🍀

Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.

Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorietate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.

Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.

Gli amici veri, pochi, uno?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.

Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.

(“Ho bisogno di silenzio” di Alda Merini)

“Se fausto apparve a me di questa notte il sogno, e tu, sire Liceo, fa’ che s’avveri: se infausto egli è, sovra i nemici miei volgilo invece, e non patir che trarmi di mio stato per fraude alcun s’attenti.” (“Elettra” di Sofocle, Clitennestra)

Scrumble like a scrumble

Sto sbriciolando poco a poco, l’avevo detto io.

Sto sbriciolando, come quei bellissimi litorali Italiani che vediamo franare, disastri annunciati e paesaggi crollati e perduti per sempre.

Da quel momento (la mia fase X), il mio intero essere ha iniziato un lento ma inesorabile declino, forse nemmeno tanto lento, se ci penso bene.

Un pò l’ho voluto, non vedevo più il senso di esistere, un pò è andato da sè, fatto sta che occhi e ossa hanno l’età di una ultrasettantenne che deve iniziare a curarsi e non una di una che ha da poco scavallato la quarantina.

Basta un pò d’Amore per salvare il mondo

“Oggi la liturgia ci fa leggere l’inizio del racconto del diluvio e la grande tristezza di Dio di fronte alla malvagità degli uomini. Dio è talmente addolorato che pensa di sterminare dalla terra l’uomo che egli stesso ha creato.
Ma contemporaneamente pensa al rimedio: “Noè trovò grazia agli occhi del Signore”, e Dio incarica Noè di costruire l’arca, l’arca della salvezza.
Questa storia, come tante altre dell’Antico Testamento, è figura della storia di Gesù e vi si vede la stessa tattica divina. Per guarire il male universale Dio si serve di una cosa umile e quasi insignificante: un uomo solo, Noè, un’arca. E sarà un nuovo inizio. Altre volte avverrà così nell’Antico Testamento.
Avverrà per il piccolo popolo di Israele: fra tutte le grandi nazioni Dio sceglie un piccolo popolo, che all’inizio non è neppure costituito, e da esso verrà la salvezza del mondo. Anche questa nazione diventa malvagia e il Signore l’abbandona, ma preserva una piccola parte, il regno di Giuda. Anch’esso travia e Dio deve punirlo abbandonandolo, lasciandolo vincere dagli Assiri e condurre in schiavitù. Anche tra di loro però Dio trova dei giusti ed essi saranno l’inizio di un popolo nuovo, umile, culla della salvezza: tra queste poche persone rimaste fedeli a Dio egli fa nascere il suo Figlio. E la stessa tattica continua fino all’estremo, perché si può dire che nella passione di Gesù tutto è diventato malvagio e Gesù stesso è come sommerso dal peccato universale, poiché si è caricato del peccato del mondo e deve scontarlo con la morte. Ma il cuore di Gesù rimane e con questo “piccolo resto” Dio salva tutti e la salvezza si manifesta con la risurrezione di Cristo: Gesù, il solo uomo giusto, salva tutto il mondo. Così Dio agisce.
Nel Vangelo c’è un’allusione a questa tattica divina. Gli Apostoli sono inquieti perché pensano di non aver pane a sufficienza e Gesù li rimprovera: “Non intendete e non capite ancora?”. Dio non ha bisogno di una abbondanza materiale per fare ciò che vuole: quando non c e quasi niente, come nella moltiplicazione dei pani, Dio può realizzare la nostra salvezza. “Non vi ricordate quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, i sette pani per i quattromila?”. Devono comprendere che non è aver molto che importa, ma avere con loro “il pane di Dio”, che è Gesù stesso.
Nella storia della Chiesa è la stessa cosa: opere grandi incominciano nell’umiltà, nella insignificanza delle persone agli occhi del mondo, e Dio ne trae grandi frutti. Chiediamo al Signore di renderci capaci di accettare nella nostra vita anche grandi sacrifici, pur di rimanere uniti a lui e di conservare in noi l’unico Pane, che è Gesù.”

(Commento della Parola di Oggi LaChiesa.it)

Caino e Abele (Giù le mani da Caino)

La Prima lettura di oggi è dal Libro della Genesi e racconta dell’uccisione di Abele da parte di suo fratello Caino. Avviene per gelosia, per risentimento, visto che Dio gradì l’offerta fattagli da Abele (primogeniti del suo gregge, poichè era pastore di greggi, mentre non gradì i frutti della terra offertigli da Caino, lavoratore del suolo).

La ragione dell’omicidio commesso da Caino è la malizia, la malvagità. L’innocente è ucciso dal malvagio, è odiato perché compie il bene:
“Caino era dal maligno e uccise il suo fratello. E per qual motivo l’uccise? Perché le opere sue erano malvage, mentre quelle di suo fratello erano giuste” (1 Gv 3,12). San Giovanni lo applica ai cristiani, che non devono meravigliarsi di essere odiati dal mondo. “Sappiamo egli scrive che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli”. Ma “chi non ama rimane nella morte”, e non soltanto rimane nella morte, ma desidera uccidere il proprio fratello, perché “il diavolo è omicida fin dal principio”.
La storia di Caino e Abele possiamo applicarla anche a noi stessi, dato che ciò che è vero per Caino lo è anche per noi: quando proviamo odio per gli altri, quando ci troviamo in contrasto con gli altri non è perché loro fanno il male, ma perché noi non siamo buoni, noi siamo malvagi e, vedendo che essi sono migliori di noi, non riusciamo più a sopportarli. Dobbiamo essere molto attenti a questa tentazione. Quando avvertiamo in noi pensieri di violenza, di opposizione, chiediamoci con sincerità: “Perché ho questi pensieri? E perché gli altri sono cattivi, o perché io non sono abbastanza buono?”. Spesso la risposta è la seconda: siccome non sono abbastanza buono, ho pensieri di violenza, cioè di intolleranza, di antipatia, di invidia, in fondo. il Signore ci dice che non dobbiamo avere pensieri di violenza neppure quando gli altri sono cattivi: dobbiamo essere noi migliori, per vincere il male con il bene.
La luce di Dio è già penetrata anche in questi inizi della storia umana e i Padri della Chiesa vi hanno riconosciuto il mistero di Gesù, la vittoria di Gesù sul peccato. Abele innocente muore. La prima ingiustizia è compiuta, ma Dio vigila; Dio non è indifferente, mai, anche quando talvolta noi diremmo il contrario. Dopo la morte di Abele, Dio parla e chiede ragione: “Dov’è tuo fratello Abele?”. I Padri intravedono qui, agli albori dell’umanità, l’intenzione di Dio di dare la risurrezione come rimedio a questo primo omicidio. Nella lettera agli Ebrei l’autore dimostra che Abele, anche dopo la morte, è già figura di Cristo risorto. Abele è morto, ma la sua voce si fa sentire: “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!”. Dunque, in certo qual modo, egli vive ancora. E la voce del sangue è ancora più forte dice l’autore della lettera agli Ebrei quando si parla di Cristo. Il sangue di Gesù, sparso dai suoi nemici, grida dopo la sua morte: Cristo è risorto! Questa voce grida non per chiedere vendetta, ma misericordia e amore.

“Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà». Ma il Signore gli disse: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse.”

San Valentino ❤

Cet amour

JACQUES PREVERT, Poesie d’amore 

“Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo

Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio
Tremante di paura come un bambino quando è buio
Così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte

Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire
Questo amore tenuto d’occhio
Perché noi lo tenevamo d’occhio
Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Perché noi l’abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Questo amore tutt’intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole
È il tuo amore
È il mio amore
È quel che è stato

Questa cosa sempre nuova
Che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l’estate
Sia tu che io possiamo
Andare e tornare possiamo
Dimenticare
E poi riaddormentarci
Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognarci della morte
Ringiovanire
E svegli sorridere ridere

Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l’ascolto tremando
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati

Oh sì gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Resta dove sei
Non andartene via
Resta dov’eri un tempo
Resta dove sei
Non muoverti
Non te ne andare
Noi che siamo amati noi t’abbiamo
Dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati
Lontano sempre più lontano
Dove tu vuoi
Dacci un segno di vita
Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
Portaci in salvo.”

Piccoli inconvenienti

“Puzzo?” Chiese

“No, rispose Natasha e si sporse ad annusarlo.

“Forse un pò, ma in fondo non è un brutto odore. È che …sei tutto rosso”.

Gli posò una mano fresca sulla guancia. “E tutto appiccicoso. Stai bene?”

“Ho avuto una specie di crollo. Ho perso. Cioè no, ho pianto. Ho perso lacrime. Le parole mi abbandonano. Interessante, però, come ci possiamo sentire abbandonati, dalle cose, dalle persone. Da noi stessi. Tanti modi diversi di andare in pezzi.”

(“Gli inconvenienti della vita” di Peter Cameron)

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