“Il giorno dopo, Zelomi si recò nella grotta dove aveva lasciato il ragazzo. Non lo trovò. In cuor suo, era proprio quello che sperava. Non avrebbero avuto nulla da dirsi se lui fosse stato ancora lì.”

(Cit. “Il vangelo secondo Gesù Cristo” di José Saramago)

Ombra (*)

“Ombra.
Ne basta un poco – un filo, un angolo, un attimo.
Cacciatori d’ombra, mai come quest’estate, a invocarla, braccarla, presidiarla. Tutti seguaci dell’ombra, che dà sollievo e aria (…)

Ma state attenti all’ombra, che non è mai quel che sembra. Per natura è labile, si sposta. Rifà il profilo delle cose a modo suo, deforma e allunga, varia. Ti fa il verso e sfugge, insegue, si confonde. (…)

Non c’è parola più insinuante e doppia di ombra, camaleontica e fugace. D’estate è verbo del corpo, d’inverno è verbo dell’anima. (…)
Finito il caldo, (…) l’ombra ritorna (…) spettro e fantasma, forma dell’assenza. Nel buio l’ombra si alza, si allea con quello che trova, si fa plurale – ombre.

(…) C’è l’ombra che mitiga e accarezza, cara ai poeti (…). E c’è il cono d’ombra di qualcuno, l’ombra del dubbio e del sospetto. Minaccia o dimenticanza. (…)


Parla di vite mancate e di rimpianti, di errori e furti del tempo, accuse e guasti. (…)

Nei primi giorni di autunno, quando tra alberi e case calano lente le ombre della sera, per miracolo o dispetto tutto si mescola e rivive, le ombre delle cose e quelle dell’anima. (…)

Ma è un istante. (…)”

(*) Estratto del testo di Elvira Seminara, pubblicato su “L’Espresso” del 29/08/2021

Salvando le briciole

Chitarrina alle vongole, prezzemolo e peperincino fresco non molto piccante ma ricco di Vit. C.
Calice di vino bianco fresco, squisito, di quelli non troppo fruttati e fermi, ma gustoso al palato; l’ho bevuto solo in parte, a piccoli sorsi.
Davanti a me il mare azzurro, il prato verde, le bianche pietre, il bianco dello chalet, e un paio di occhi grandi che conosco da sempre.
E poi, sul treno di ritorno, un panino del giorno prima, con pomodoro; anche il pomodoro era del giorno prima.
L’ho mangiato tutto, con avidità, non per fame ma per colmare il Vuoto che, a breve, ne sono certa, mi sarebbe venuto a cercare, per poi trasformarsi in Assenza, rivelandosi in Nostalgia, quella sorella maledetta della Speranza.
Sul finire della giornata, quella Nostalgia si trasformerà nuovamente e si chiamerà Solitudine.
Ecco perchè ho mangiato e continuerò a farlo: perchè quel Vuoto non si trasformi troppo presto in Solitudine.

(*) scrittura creativa

È arrivato Settembre!

Eccolo, è oggi, il primo giorno del mese di Settembre dell’anno 2021.

Settembre per me è sempre stato un mese interessante, portatore di nuova semente (almeno simbolicamente), un inizio di progetti (almeno un decalogo immaginario), di buone iniziative, di propositività e di impegni non scelti ma decisivi (inizio anno scolastico, piuttosto che ripresa a pieno regime delle attività lavorative)…

Ho sempre considerato Settembre un mese spartiacque, quasi rivoluzionario, decisamente più giro di boa del primo mese di un nuovo anno.

A Settembre mi piace pensare alle attività da intraprendere per tutto l’autunno e l’inverno prossimi, allo stile di vita più naturale, rilassante e salutare da attuare nell’arco di un paio di giorni e della prima copertina da posizionare ai piedi del letto, solo per sentirmi più accolta, accudita, confortata.

Questo è ciò che penso tutti gli anni, il primo giorno del mese di Settembre.

Poco importa che quanto sopra, tutti gli anni, rimane fine a se stesso, non c’è neanche uno, dei tanti propositi, che mi impegni ad avviare e vedere realizzato e cosi, anche lo stress riprende il sopravvento, le grandi abbuffate e la pigrizia, che alla fine della giornata lavorativa, regna suprema.

Ma mi piace pensare a quest’attimo di euforia che Settenbre mi porta, e alla strofa iniziale che D’Annunzio dà all’omonima poesia, che ciclicamente torno a declamare: “Settembre, andiamo, è tempo di emigrare!”

Bagaglio a mano

Ho dovuto farmi ribrezzo, rimanere atterrita, estranea a me stessa, per l’odio provato per chi dovrei amare.
Ho dovuto tagliarmi e ricucirmi, persino perdere pezzi di me, ho dovuto affondare, eclissarmi, negarmi, ho dovuto urlare la mia richiesta disperata di amore, ho dovuto raccogliere briciole di affetto mentre mi laceravano le carni, ho dovuto rinnegare l’amore di chi me lo dava perchè veniva da chi mi aveva tradito alla nascita, ho dovuto affondare, sprofondare, seppellirmi, prima di riuscire ad accogliermi.
Ed ora sono qui, per fare la conoscenza di una nuova persona.
E non voglio più darmi addosso se ho deciso che adesso non è ancora il momento del perdono, della forma, della telefonata per scusarmi, del rimescolare gli avanzi e tirare avanti per un altro pò.
Ora, per me, è giunto il momento di trovare me, di imparare a respirare, di fare con più calma, di trovare il lato simpatico della storia, di alleggerire lo zaino dalle spalle, di mettere crema sulla pelle e qualche volta sorridermi.
È arrivato il momento di scoprirmi, senza sottolineare le deficienze, le lacune, le mancanze, i non risolti, e soprattutto la PERDITA.
È arrivato il momento di camminare al giusto passo, senza per forza correre col cuore in gola, affranta dalle PAURE.
È arrivato il momento di non guardare alle mie incoerenze, tanto l’ho capito: nessuno è coerente fino in fondo.
È arrivato il momento di non sentirmi più sbagliata, inadeguata e al posto sbagliato, tanto ho capito che non ci sarà mai un posto giusto per me, a meno che non riparta da zero, da una nuova vita, che non si può fare nemmeno, e allora, a meno che non riparta da ora.
E tanto l’ho capito che sono solo in pochi, quelli davvero giusti, che non hanno colpe che provengono da altri, che non subiscono le vite di altri; forse io sono stata fin’ora troppo onesta con gli altri e troppo nemica di me, per non riuscire ad essere più felice.

E allora ho deciso di non darmi un’ulteriore punizione, un tempo limite per rincollare i cocci ma di vivere così come viene, scordandomi il bagaglio a mano ed iniziando a dare fiducia.
A me, agli altri, ma senza aspettarmi null’altro che non sia quell’attimo.
Magari guardo come fanno gli altri, e forse qualcosa adesso l’imparo.

“Che incendio, mio Dio, che incendio questo in cui mi struggevo di levarmi in volo per ritornare a te, via dalle cose terrene, e non sapevo cosa volevi far di me! Sta presso di te la Sapienza. Ma l’amore della sapienza ha il nome greco di filosofia, e per quel nome mi accendevo, leggendo. Si può sedurre, con la filosofia: c’è gente che usa il suo grande nome affascinante e nobile per imbellettare e mascherare i propri errori, e quasi tutti quelli di questa razza, contemporanei o precedenti all’autore, sono segnalati e bollati in quel libro. Là si mostra salutare il consiglio donato dal tuo spirito per bocca del tuo buon servo devoto: Badate che nessuno vi inganni con la filosofia e la vana seduzione conforme alla tradizione umana, conforme agli elementi di questo mondo e non conforme a Cristo, perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità. A quel tempo, lo sai, lume del mio cuore, ancora non conoscevo queste parole dell’Apostolo: ma in quell’esortazione bastava ad avvincermi l’invito, che il discorso mi faceva, ad amare non questa o quella setta ma la sapienza stessa, dovunque fosse: e a cercarla, conseguirla, possederla e stringerla a sé con forza. Quel discorso mi accendeva e mi faceva ardere, e in tanto fuoco una cosa sola mi raffreddava, che non vi comparisse il nome di Cristo, perché questo nome – secondo la tua bontà, Signore – questo nome del mio Salvatore, tuo figlio, il mio cuore ancora intatto l’aveva fiduciosamente succhiato col latte materno e lo conservava nel profondo. E senza questo nome qualunque opera, per quanto dotta e raffinata e veridica, non mi conquistava del tutto.”AGOSTINO, Confessioni 4, 4, 7-8

Sant’ AGOSTINO   Vescovo e dottore della Chiesa – Memoria
Tagaste (Numidia), 13 novembre 354 – Ippona (Africa), 28 agosto 430

Sant’Agostino nasce in Africa a Tagaste, nella Numidia – attualmente Souk-Ahras in Algeria – il 13 novembre 354 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Dalla madre riceve un’educazione cristiana, ma dopo aver letto l’Ortensio di Cicerone abbraccia la filosofia aderendo al manicheismo. Risale al 387 il viaggio a Milano, città in cui conosce sant’Ambrogio. L’incontro si rivela importante per il cammino di fede di Agostino: è da Ambrogio che riceve il battesimo.

A Bix ❤💫

Questo 2* sms è invece per dirti che ti amo tantissimo, che sei la migliore figlia che potessi avere, che sono tanto orgogliosa di te e Felice per Te, per quello che sei! Nel mio processo educativo sin da subito ho messo al primo posto il rispetto della tua libertà, lasciando che fermentasse il germe della tigre, che poi non è altro che grinta, forza e ribellione! Mi hanno sempre chiamata selvaggia proprio perchè non mi piego alle regole che non capisco o che impediscono all’anima di volare e perseguire i propri sogni. Sono protettiva con te perchè sei preziosa e vorrei che non perdessi (per pigrizia e rinuncia), il tanto che hai dentro. Bacioni sempre, la tua mamma

(*) sms reale ma non personale

La parola mancante

Con le finestre spalancate, ogni estate vivo a stretto contatto con l’inquilina del piano di sopra che da luglio arriva, con i suoi pargoli, in quella che è la sua seconda casa, affinchè possano vivere giornate pressocchè piene, di mare.

Lei ha una decina di anni meno di me, una decina di chili abbondanti meno di me e ben tre figli: Giulia di 9-10 anni, il maschio Valerio, di 7 circa, che è quello che non si sente mai parlare ma di gran lunga è il più nominato, in quella casa o, dovrei dire, per essere precisa, il nome che sento urlare dalla madre in continuazione, a prescindere dall’orario e da ogni altro contesto; ed infine Chiara, di 4 anni che ritengo sia la più furba e determinata tra tutti.

Da metà agosto, alle 2 del pomeriggio la madre si dedica a far fare qualche compito assegnato dai maestri delle elementari, iniziando con la figlia maggiore, per poi passare, cascasse il mondo, puntualissima alle 3, con Valerio che è quello che più la fa penare, l’abbiamo detto, ma è anche quello a cui oltre una paginetta non riesce a far concludere, considerando che alle 4 tutti loro si recheranno, composti in fila indiana, al mare che da casa nostra è all’incirca a 150 m.

Sento leggere Giulia, ha un racconto semplice ma forse un pò più lungo del solito; ormai ha messo su una bella voce, sicura, e devo confessare che il responsabilizzarla del fatto che sia la più grande dei tre, sicuramente l’ha formata giudiziosa, una vera donnina.

Giulia legge serenamente, solo pochissime incertezze ma la madre è sempre pronta a ridarle la carica completandole o anticipandole la lettura del testo perchè, lo sappiamo, dalla sua tabella di marcia non può sgarrare nemmeno di un minuto.
A Giulia evidentemente questa storia incomincia ad interessare perchè ripete lei stessa le frasi che la madre le ha già spoilerato; così, tanto per riprendere in mano le fila del discorso e per avere una sua storia, intera, da raccontarsi, nel caso in cui si annoiasse in spiaggia, da lì a quella mezz’ora che le resta dedicata a se stessa.

Giulia legge ma ad un certo punto inciampa su una parola.

La legge di nuovo, ma a modo suo, cercando di affrettarsi a completarla ma sta inventando, ciò che si sente solo è un incesparsi di lingua sui denti e palato finchè non ne esce ogni volta un suono nuovo, strano e diverso ma ogni volta che tenta di affrontarla, decisa, di uguale sento solo la a che finisce con l’accento.
La madre stranamente non interviene, forse neanche lei sa come si legge e non vuole dare false indicazioni. “Sarà una parola straniera”, mi chiedo, dal letto su cui sono buttata per il grande caldo.

Giulia ci prova una terza, e poi una quarta volta, senza risultati, finchè esclama: “Certo che questa, è proprio una parola difficile”.

Breve storia Felice 😊

Sono in mare, sono proprio in acqua, tra la riva e i vicini scogli.

Galleggio, col cuore più rilassato di questi ultimi anni amari. Sto imparando, finalmente, a guardare il Creato e riempirmi di stupore e meraviglia, e gratitudine pure, a quel Dio che so che c’è e che ha deciso di rendermi Sua creatura, tra le creature.

Non so quale sia il mio valore aggiunto in questo mondo, proprio io che rimango in silenzio a contemplare, a leggere, a pregare molto spesso e poi, con la contraddizione che mi perseguita, a lamentarmi, quando parlo; ad intristirmi facilmente sprofondando nelle mie paure, incapacità e debolezze, sempre più tastabili, concrete, evidenti, sempre più muri invalicabili tra me ed il resto della specie umana…

Ad ogni modo, dicevo, ero in acqua a contemplare quel cielo terso e senza nuvole, stranamente, considerando il vento che sofgia; le onde, sparse un pò a destra e un pò a manca, mi accorgo, osservando meglio, molto più a destra che a manca, dove anzi: a destra ci sono persino gli spruzzi e la spuma dei flutti che si infrangono contro le rocce, mentre a sinistra è quasi abbastanza piatto, se non fosse per quei movimenti che l’acqua del mare fa, quasi all’improvviso: senza una vera cadenza.

E mentre osservo e contemplo tutto questo, sollevo di poco lo sguardo al cielo e nello spazio ristretto in cui l’azzurro di sopra sta per lasciare spazio all’azzurro più verde e più denso, più opaco e scuro delle acque in basso; mi attira l’attenzione un brillìo, quasi uno sfavillìo, che si avvicina e si accosta per un solo attimo… è una farfalla piccola e bianca… bellissima, forse fuori luogo, inaspettata alla vista e ai sensi, mi sembra una sorpresa, un guizzo del cuore…

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