Anna (4)

Anna è cresciuta tenendosi dentro tutta la rabbia che quel corpo esile potesse contenere, corpo esile e muscoli tesi, nervi in superficie, pugni chiusi di chi è pronto a far sempre a botte, e mascelle da serrare, ad avvolgere quei denti bianchi come il latte di mammelle vergini ancora da sfiorare.
Anna vide la luce in una fredda notte di novembre.
Che ci sarà stato di bello nello scegliere quel giorno buio per dare la vita ad una creatura, ancora era da capire, ma la luce vera erano quegli occhi, neri e grandi, luminosi, con una fiamma dentro che ardeva più di quanto facessero quei pezzi di legno e paglia lasciata ad asciugare dal tempo della trebbiatura.
La pelle era color del mosto e profumava, persino, di odor di mosto, tanto che via via che quella creatura piangeva, per dare segni della sua venuta al mondo, creava tutt’attorno alla stanza, una scia odorosa di quel prodotto zuccherino.

Pubblicato da Anna racconta Anna

"Ora che era arrivato il cattivo tempo, potevamo lasciare Parigi per un qualche posto dove questa pioggia sarebbe stata neve che scendeva tra i pini e copriva la strada e i ripidi pendii delle colline e un'altezza dove l'avremmo sentita scricchiolare sotto i piedi tornando a casa la sera." ("Festa mobile" di Hernest Hemingway")

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