Anna (7)

Anna adesso ha 28 anni, capelli neri, corti ma molto lucenti e morbidi, che viene voglia di accarezzarli.

Anna è magrissima, pelle pressoché bianca, e non olivastra, come si potrebbe pensare, visto che vive in Sicilia, spesso all’aria aperta, presso il porto.

Anna veste sempre leggero. Pochi strati di panno addosso, poca carne coperta, ha spesso shorts di jeans, in estate e jeans e felpa con cappuccio in inverno. Anfibi ai piedi sempre, inverno ed estate.

Però non potrò mai dimenticare la visione di Anna, quel giorno ventoso e pieno di sole, in un cui indossava un vestito giallo ed un lungo foulard dello stesso colore al collo.

Il vestito (giallo senape) aveva le maniche corte, stretto in vita (bottoni nella parte frontale del busto), stretta cintura e gonna ampia sulle ginocchia bianche.

L’ho vista che rideva, sorrideva felice a quel vento che le alzava le vesti e il foulard, le scompigliava i capelli e la faceva divertire come una bimba, rideva, sorrideva felice chiudendo gli occhi ai granelli di sabbia portati su dal vento.

In quell’immagine ho capito che Anna è ancora una bambina, rimasta avvolta nei suoi pensieri innocenti, nei desideri spensierati, nelle immagini assolate di un’allegria senza sostanza, proprie di uno spirito leggiadro e senza macchia.

Anna è senza macchia, senza peccato, senza cattiveria.

Anna la tocchi, la combatti, la ami, la offendi, ma non l’avrai mai, nemmeno per un attimo. Anna puoi amarla o odiarla, puoi credere di averla ferita o sottomessa, ripudiata, allontanata, ma la verità è che Anna non ti andrà mai più via dalla testa.

Anna sarà la tua ossessione, Anna ti renderà folle, folle d’amore, di passione, di tormento, ti struggerà il cuore, ti renderà inerme, ti renderà ombra di te stesso, senza averla mai avuta davvero.

Anna disorienta, con quegli occhi, Anna ti graffia il cuore, senza unghie, Anna ti allenta le viti che tengono in piedi le tue membra sane.

Anna vive di te, di te respira, di te si nutre, di te fa polvere.

Anna non la tocchi, contrariamente a quanto detto, contrariamente a quanto credi di poter fare, contrariamente a quanto credi di avere in tuo possesso.

Anna non muore, Anna non vive, Anna combatte, senza versare gocce di sudore, Anna è già fuori di te, Anna non è mai stata dentro di te, Anna non c’è, Anna è un soffio di vento, che col vento si muove; Anna è un sospiro, un gemito, un fremito, un urlo soffocato, Anna è un bambino che gioca da solo; Anna è un velo tra le dita, che percepisci al tatto senza sentirne il peso; Anna è una musica che si propaga nell’aria, Anna è un grido di prima nascita.

Un giorno mi disse che non sapeva leggere. Era già abbastanza grande, com’era possibile che non sapesse leggere?

Non ricordo se le risi in faccia o se dapprima la guardai sgranando gli occhi. La mia paura era che si stesse prendendo gioco di me, e questo non mi piaceva affatto.

Ben presto, però, mi resi conto dalla sua espressione che non era divertita, anzi, era in grandissimo imbarazzo per questa sua mancanza, tanto che non la smetteva di guardarsi le punte delle scarpe, che teneva serrate l’una contro l’altra.

“Com’è possibile?”, a quel punto esclamai, ma non aggiunsi altro: non mi sembrava cortese umiliarla ulteriormente, visto il forte rossore che si faceva sulle sue guance, fino a coprirle tutto il volto.

In nessun’altra occasione, e dico in nessun’altra, vidi mai più niente di simile sul suo volto.

Avrei voluto svegliarmi la notte per spegnere la luce e tirarle su le coperte, per avere cura di lei ma Anna voleva solo scappare. Dalla famiglia, dalla scuola, dalle ore di vita che le si attaccavano addosso e da cui non riusciva a sgusciare via, quella vita che non voleva e che a nessuno aveva mai chiesto.

Anna scappava da se stessa, dal suo male, dalle sue certezze.

Nessuno più l’ha vista da quell’ultima volta. Tutti, in paese, pensano sia fuggita di notte quando c’era quel vento freddo a soffiare sui vetri. Nessuno era in giro, nessuno che avesse una casa, un sonno tranquillo, un tepore nel cuore. Solo Anna, quella matta, poteva farlo. Si racconta, in paese, che tutte le volte che senti freddo alle spalle, è Anna che soffia forte come il vento, e ti viene a cercare.

Pubblicato da Anna racconta Anna

"Ora che era arrivato il cattivo tempo, potevamo lasciare Parigi per un qualche posto dove questa pioggia sarebbe stata neve che scendeva tra i pini e copriva la strada e i ripidi pendii delle colline e un'altezza dove l'avremmo sentita scricchiolare sotto i piedi tornando a casa la sera." ("Festa mobile" di Hernest Hemingway")

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