Da viola a Violetta

Quanta forza hanno le parole!

Adoro le parole, scritte e lette; adoro il suono che fanno in bocca, adoro quando le si sussurrano, le si urlano, le si pronunciano, a prescindere dal tono della voce dell’oratore; adoro anche il suono che le parole fanno in testa, quando non si ha il coraggio di emetterle, di rivelarle, e rimangono strozzate in gola mantenendo vivo il contenuto, il significato, la potenza persino negate.

Le parole rimangono vive, vivide nelle nostre memorie, riecheggiano e rimbalzano tra il cuore e la testa, tra lo stomaco e la nuca quando sono i ricordi più importanti, più ricchi di emozioni, più carichi di sentimento… sono le parole che non pensavamo sarebbero state le ultime, sono le parole che credevamo fossero comuni a tutti e che invece si sono rivelate uniche, come unici sono stati i rapporti che sono riuscite a creare.

Per la mia bisnonna i suoi occhi non erano “celeste chiaro tendente al grigio” come tutti li avrebbero descritti ma “cerulei”;
Gli auguri che ricevevo da mia nonna ad ogni ricorrenza erano di “armonia”, a cui io non sapevo dare un’immagine, un valore, un punto di arrivo tangibile;

Nei momenti belli, non ero ciò che tutti vedevano ma qualcosa di più grande: ero “Reb”;

Tutti abbiamo una manciata di parole con cui stuzzicare il cervello ed aprirlo ai ricordi di tempi lontani che sembravano sepolti dagli anni, dall’evoluzione del carattere, dalle sfide – vinte o perse – con la vita; oppure in grado di connetterlo a mondi irreali creati dalla nostra fantasia; entrambi mondi venuti a galla dai contenuti e dai significati che le parole stesse evocano, immagini, odori, suoni…

E così per me è stato nel leggere un bel ricordo condiviso dalla mia cara amica Luisa: le violette candite, il cui solo pensiero mi hanno riportato in bocca il gusto delicato, leggermente zuccherino di quelle zollette trasparenti, quasi fossero preziosi oggetti di vetro dal sapore confettato che si scioglie impercettibilmente, come talco impalpabile, sul palato…

E dalle violette candite, la mia memoria ha fatto un altro balzo nell’infanzia ed il mio cassetto dei ricordi si è aperto all’improvviso, come un uovo che allo schiudersi riveli sorprese e stupore!

Sono tornata ad un sabato pomeriggio quando mia madre ci accompagnò al cinema della nostra città (era un vecchio teatro) perchè vedessimo il cartone animato “Cenerentola” della Disney.

Ricordo la mia impazienza, andare a teatro e al cinema erano sempre momenti importantissimi a cui prestavo la massima attenzione: ogni parola ascoltata era veicolo di emozioni nuove, più alte, più profonde di quelle vissute sino ad allora in prima persona e che mi davano l’occasione di scoprire nuovi mondi, nuovi personaggi, differenti modi di comportarsi, parlare, agire… Assorbivo ogni parola, ogni gesto, e cercavo di assorbirlo a fondo per poterlo replicare nella vita vera, quando mi fossi imbattuta in situazioni o persone dalle analoghe caratteristiche e somiglianze fisiche o caratteriali di quelle rappesentate sul palco o sullo schermo…

Ricordo la mia impazienza… andammo forse in anticipo… perchè nell’unica sala (dalle poltrone di velluto bourdeaux con i braccioli di legno) si stava ancora trasmettendo la pellicola del film per adulti dello spettacolo precedente…
Nell’attesa, ricordo che cercai di intrufolarmi nella sala per non perdermi possibili racconti, immagini, dialoghi che infiammavano la mia fantasia sempre pronta a ricevere per ricreare e vivere altro…
Purtroppo non riuscii a fare capolino perchè, prima che mia madre mi tirasse fuori, ero già aggrovigliata tra le pesanti tende di velluto dello stesso colore rosso scuro delle poltrone…
Non vidi nulla, non ascoltai nulla; seppi solo che il film in proiezione si intitolava “La signora delle camelie” e dal silenzio di mia madre e dalla sua pronta reazione a tirarmi via, dedussi che sarebbe stato opportuno non porre domande…
Dovetti aspettare decenni per conoscere la storia di un triste amore raccontata da un Alfredo disperato e sconsolato…
Dovetti aspettare di diventare adulta per innamorarmi di Violetta

Pubblicato da Anna racconta Anna

"Ora che era arrivato il cattivo tempo, potevamo lasciare Parigi per un qualche posto dove questa pioggia sarebbe stata neve che scendeva tra i pini e copriva la strada e i ripidi pendii delle colline e un'altezza dove l'avremmo sentita scricchiolare sotto i piedi tornando a casa la sera." ("Festa mobile" di Hernest Hemingway")

2 pensieri riguardo “Da viola a Violetta

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