La parola mancante

Con le finestre spalancate, ogni estate vivo a stretto contatto con l’inquilina del piano di sopra che da luglio arriva, con i suoi pargoli, in quella che è la sua seconda casa, affinchè possano vivere giornate pressocchè piene, di mare.

Lei ha una decina di anni meno di me, una decina di chili abbondanti meno di me e ben tre figli: Giulia di 9-10 anni, il maschio Valerio, di 7 circa, che è quello che non si sente mai parlare ma di gran lunga è il più nominato, in quella casa o, dovrei dire, per essere precisa, il nome che sento urlare dalla madre in continuazione, a prescindere dall’orario e da ogni altro contesto; ed infine Chiara, di 4 anni che ritengo sia la più furba e determinata tra tutti.

Da metà agosto, alle 2 del pomeriggio la madre si dedica a far fare qualche compito assegnato dai maestri delle elementari, iniziando con la figlia maggiore, per poi passare, cascasse il mondo, puntualissima alle 3, con Valerio che è quello che più la fa penare, l’abbiamo detto, ma è anche quello a cui oltre una paginetta non riesce a far concludere, considerando che alle 4 tutti loro si recheranno, composti in fila indiana, al mare che da casa nostra è all’incirca a 150 m.

Sento leggere Giulia, ha un racconto semplice ma forse un pò più lungo del solito; ormai ha messo su una bella voce, sicura, e devo confessare che il responsabilizzarla del fatto che sia la più grande dei tre, sicuramente l’ha formata giudiziosa, una vera donnina.

Giulia legge serenamente, solo pochissime incertezze ma la madre è sempre pronta a ridarle la carica completandole o anticipandole la lettura del testo perchè, lo sappiamo, dalla sua tabella di marcia non può sgarrare nemmeno di un minuto.
A Giulia evidentemente questa storia incomincia ad interessare perchè ripete lei stessa le frasi che la madre le ha già spoilerato; così, tanto per riprendere in mano le fila del discorso e per avere una sua storia, intera, da raccontarsi, nel caso in cui si annoiasse in spiaggia, da lì a quella mezz’ora che le resta dedicata a se stessa.

Giulia legge ma ad un certo punto inciampa su una parola.

La legge di nuovo, ma a modo suo, cercando di affrettarsi a completarla ma sta inventando, ciò che si sente solo è un incesparsi di lingua sui denti e palato finchè non ne esce ogni volta un suono nuovo, strano e diverso ma ogni volta che tenta di affrontarla, decisa, di uguale sento solo la a che finisce con l’accento.
La madre stranamente non interviene, forse neanche lei sa come si legge e non vuole dare false indicazioni. “Sarà una parola straniera”, mi chiedo, dal letto su cui sono buttata per il grande caldo.

Giulia ci prova una terza, e poi una quarta volta, senza risultati, finchè esclama: “Certo che questa, è proprio una parola difficile”.

Pubblicato da Anna racconta Anna

"Ora che era arrivato il cattivo tempo, potevamo lasciare Parigi per un qualche posto dove questa pioggia sarebbe stata neve che scendeva tra i pini e copriva la strada e i ripidi pendii delle colline e un'altezza dove l'avremmo sentita scricchiolare sotto i piedi tornando a casa la sera." ("Festa mobile" di Hernest Hemingway")

7 pensieri riguardo “La parola mancante

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