Bagaglio a mano

Ho dovuto farmi ribrezzo, rimanere atterrita, estranea a me stessa, per l’odio provato per chi dovrei amare.
Ho dovuto tagliarmi e ricucirmi, persino perdere pezzi di me, ho dovuto affondare, eclissarmi, negarmi, ho dovuto urlare la mia richiesta disperata di amore, ho dovuto raccogliere briciole di affetto mentre mi laceravano le carni, ho dovuto rinnegare l’amore di chi me lo dava perchè veniva da chi mi aveva tradito alla nascita, ho dovuto affondare, sprofondare, seppellirmi, prima di riuscire ad accogliermi.
Ed ora sono qui, per fare la conoscenza di una nuova persona.
E non voglio più darmi addosso se ho deciso che adesso non è ancora il momento del perdono, della forma, della telefonata per scusarmi, del rimescolare gli avanzi e tirare avanti per un altro pò.
Ora, per me, è giunto il momento di trovare me, di imparare a respirare, di fare con più calma, di trovare il lato simpatico della storia, di alleggerire lo zaino dalle spalle, di mettere crema sulla pelle e qualche volta sorridermi.
È arrivato il momento di scoprirmi, senza sottolineare le deficienze, le lacune, le mancanze, i non risolti, e soprattutto la PERDITA.
È arrivato il momento di camminare al giusto passo, senza per forza correre col cuore in gola, affranta dalle PAURE.
È arrivato il momento di non guardare alle mie incoerenze, tanto l’ho capito: nessuno è coerente fino in fondo.
È arrivato il momento di non sentirmi più sbagliata, inadeguata e al posto sbagliato, tanto ho capito che non ci sarà mai un posto giusto per me, a meno che non riparta da zero, da una nuova vita, che non si può fare nemmeno, e allora, a meno che non riparta da ora.
E tanto l’ho capito che sono solo in pochi, quelli davvero giusti, che non hanno colpe che provengono da altri, che non subiscono le vite di altri; forse io sono stata fin’ora troppo onesta con gli altri e troppo nemica di me, per non riuscire ad essere più felice.

E allora ho deciso di non darmi un’ulteriore punizione, un tempo limite per rincollare i cocci ma di vivere così come viene, scordandomi il bagaglio a mano ed iniziando a dare fiducia.
A me, agli altri, ma senza aspettarmi null’altro che non sia quell’attimo.
Magari guardo come fanno gli altri, e forse qualcosa adesso l’imparo.

Pubblicato da Anna racconta Anna

"Ora che era arrivato il cattivo tempo, potevamo lasciare Parigi per un qualche posto dove questa pioggia sarebbe stata neve che scendeva tra i pini e copriva la strada e i ripidi pendii delle colline e un'altezza dove l'avremmo sentita scricchiolare sotto i piedi tornando a casa la sera." ("Festa mobile" di Hernest Hemingway")

10 pensieri riguardo “Bagaglio a mano

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